18/08/2010 - MAM - Sala della Musica "Claudio Gallico"
08/08/2010 - MAM
08/08/2010 - MAM
01/08/2010 -
Domenico Gentile - Anteprima - Villa Ippoliti
( MAM)
Data: 21/06/2009
Villa Ippoliti - Gazoldo
Domenica 21 giugno 2009 ore 17.00
Apertura della mostra
"Domenico Gentile. Anteprima"
Domenico Gentile non è una novità per Gazoldo dove nel 1984 espose i suoi ITINERARI CROMATICI. Il titolo della mostra fu dato da Giovanna Barbero che individuò nel cromatismo una chiave di lettura relativamente semplice e immediata per iniziare un discorso sul pittore di origini salernitane. E Francesco Bartoli, intervenendo successivamente sulla mostra, ritenne di confermare pienamente questa impostazione che individua nel colore l'elemento che "chiude" le singole opere e tiene unita la produzione del Gentile sin dagli inizi della sua attività
L'esposizione odierna ruota intorno ad un gruppo di opere che faranno parte di un’esposizione che si terrà in autunno in altro museo della nostra provincia:di qui ANTEPRIMA.
A vederle e guardarle bene allineate, la sensazione è che, pur nelle inevitabili differenze stilistiche di segni e di forme attuali, siamo di fronte ad opere leggibili ed inquadrabili per quel colore che caratterizza ancora la ricerca nel periodo della loro esecuzione, il decennio 1990-2000. Insomma, a nostro parere, gli itinerari pittorici di Gentile sono ancora... CROMATICI come venticinque anni addietro.
Allora, piuttosto che addentrarci in discorsi che potrebbero risultare anche superflui, preferiamo riproporre quanto scrisse Francesco Bartoli per ITINERARI CROMATICI, così come apparve sulla "Gazzetta di Mantova" e come compare oggi negli "Scritti d'Arte 1967-1997" dello studioso Mantovano di recente pubblicazione.
L'esposizione odierna ruota intorno ad un gruppo di opere che faranno parte di un’esposizione che si terrà in autunno in altro museo della nostra provincia:di qui ANTEPRIMA.
A vederle e guardarle bene allineate, la sensazione è che, pur nelle inevitabili differenze stilistiche di segni e di forme attuali, siamo di fronte ad opere leggibili ed inquadrabili per quel colore che caratterizza ancora la ricerca nel periodo della loro esecuzione, il decennio 1990-2000. Insomma, a nostro parere, gli itinerari pittorici di Gentile sono ancora... CROMATICI come venticinque anni addietro.
Allora, piuttosto che addentrarci in discorsi che potrebbero risultare anche superflui, preferiamo riproporre quanto scrisse Francesco Bartoli per ITINERARI CROMATICI, così come apparve sulla "Gazzetta di Mantova" e come compare oggi negli "Scritti d'Arte 1967-1997" dello studioso Mantovano di recente pubblicazione.
“Ritengo sia stata una mossa azzeccata di aver indicato nel “colore” la qualità saliente della pittura di Domenico Gentile. Non era, infatti, facile cogliere l’elemento connettivo, o comunque il dato più resistente, di un’opera che, nonostante i trent’anni dichiarati ha pure subito qualche fase di stasi e quindi di riprese.
Un lungo silenzio tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 senza vere e proprie interruzioni, ma certo con “abbandoni”.
Motivati abbandoni, da sfiducia negli ideali e nelle poetiche che avevano sostenuto in precedenza la pittura di Gentile.
E’ fatto ben noto che la fine degli anni ’60 vide il crollo del realismo a cui egli aveva aderito come tanti altri, specie nel Sud.
Il problema del Gentile, fuori dal mercato, era, in quegli anni difficili, di duplice natura.
Da una parte si trattava di salvaguardare le radici emotive – etniche, se si vuole, dall’altra di prendere in considerazione un linguaggio più avanzato, sull’onda della contemporaneità.
Si aggiunga poi l’ancora recente salto culturale dal Sud al Nord, dove il pittore continua ad ascoltare qualche “voce” d’origine: Gatto, Menna, Carotenuto. Poco più che ventenne gentile aveva fatto registrare una partenza fulminea, piena di promesse, fatta di risentimenti “romani” da Scipione a Mafai, uso evocativo del colore, atmosfere dai toni smorzati, dove già emergere il principale tema ispiratore, il paesaggio.
Qualche tempo dopo irrompono le inquadrature neorealistiche e le analisi del paesaggio “urbano” e il colore diventa plumbeo, ferruginoso come i complessi industriali che spesso rappresenta.
Soprattutto si assiste allo scontro tra sguardo e oggetto, al loro reciproco aggredirsi. Il colore non respira più, catturato, inchiodato dai segni di contorno. E’ il silenzio totale, compensato in una terza fase dai variegati sondaggi di partiti compositivi che riemergono finalmente senza peso.
Quanto sia contata poi la lunga “pausa” lo si vede ora con la libertà con cui le immagini vengono “rilanciate” sul filo della emozione.
Colori e forme riacquistano la capacità gioiosa – talvolta onirica – di espandersi, di moltiplicarsi. Perfino l’ironia ha il suo peso nella caduta del dramma. Mettendo in frizione sogno e divertimento, artificiale e naturale (la felice osservazione è di Giovanna Barbero) l’occhio cerca ora panoramiche disinibite, aeree, spesso solamente “pirotecniche”.
L’immaginazione riplasma il reale, anche il più intossicato e desertico, trasformandolo in una sorta di luna-park. Persuadono perciò i successivi accumuli di figure disossate, senza peso, quasi levitanti, insieme ad alcuni paesaggi imparentati - in qualche misura - con le prime meditazioni pittoriche.”
Francesco Bartoli - “Gazzetta di Mantova”, 2 gennaio 1985
Un lungo silenzio tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 senza vere e proprie interruzioni, ma certo con “abbandoni”.
Motivati abbandoni, da sfiducia negli ideali e nelle poetiche che avevano sostenuto in precedenza la pittura di Gentile.
E’ fatto ben noto che la fine degli anni ’60 vide il crollo del realismo a cui egli aveva aderito come tanti altri, specie nel Sud.
Il problema del Gentile, fuori dal mercato, era, in quegli anni difficili, di duplice natura.
Da una parte si trattava di salvaguardare le radici emotive – etniche, se si vuole, dall’altra di prendere in considerazione un linguaggio più avanzato, sull’onda della contemporaneità.
Si aggiunga poi l’ancora recente salto culturale dal Sud al Nord, dove il pittore continua ad ascoltare qualche “voce” d’origine: Gatto, Menna, Carotenuto. Poco più che ventenne gentile aveva fatto registrare una partenza fulminea, piena di promesse, fatta di risentimenti “romani” da Scipione a Mafai, uso evocativo del colore, atmosfere dai toni smorzati, dove già emergere il principale tema ispiratore, il paesaggio.
Qualche tempo dopo irrompono le inquadrature neorealistiche e le analisi del paesaggio “urbano” e il colore diventa plumbeo, ferruginoso come i complessi industriali che spesso rappresenta.
Soprattutto si assiste allo scontro tra sguardo e oggetto, al loro reciproco aggredirsi. Il colore non respira più, catturato, inchiodato dai segni di contorno. E’ il silenzio totale, compensato in una terza fase dai variegati sondaggi di partiti compositivi che riemergono finalmente senza peso.
Quanto sia contata poi la lunga “pausa” lo si vede ora con la libertà con cui le immagini vengono “rilanciate” sul filo della emozione.
Colori e forme riacquistano la capacità gioiosa – talvolta onirica – di espandersi, di moltiplicarsi. Perfino l’ironia ha il suo peso nella caduta del dramma. Mettendo in frizione sogno e divertimento, artificiale e naturale (la felice osservazione è di Giovanna Barbero) l’occhio cerca ora panoramiche disinibite, aeree, spesso solamente “pirotecniche”.
L’immaginazione riplasma il reale, anche il più intossicato e desertico, trasformandolo in una sorta di luna-park. Persuadono perciò i successivi accumuli di figure disossate, senza peso, quasi levitanti, insieme ad alcuni paesaggi imparentati - in qualche misura - con le prime meditazioni pittoriche.”
Francesco Bartoli - “Gazzetta di Mantova”, 2 gennaio 1985
Domenico Gentile è nato a Salerno nel 1933. Ha iniziato a dipingere in ambito cittadino nei primi anni '50.
Dal 1955 con mostre collettive e personali ha esposto nelle principali città italiane ed all’estero. Nel suo iter pittorico da Salerno, Roma, Firenze e Mantova la critica riconosce ed attribuisce influenza ai diversi ambienti culturali che hanno permesso al Gentile, di stringere amicizia e frequentare personaggi come Carotenuto, Gatto, Menna, Bartoli, Schirolli, Sermidi.
Della sua pittura hanno scritto Giovanna Barbero, Francesco Bartoli, Gianmaria Erbesato, Albino Galvano, Alfredo Gianolio, Renzo Margonari, Filiberto Menna, Giorgio Seveso, Miklos N.Varga.
Domenico Gentile vive ad Asola (Mantova).
Dal 1955 con mostre collettive e personali ha esposto nelle principali città italiane ed all’estero. Nel suo iter pittorico da Salerno, Roma, Firenze e Mantova la critica riconosce ed attribuisce influenza ai diversi ambienti culturali che hanno permesso al Gentile, di stringere amicizia e frequentare personaggi come Carotenuto, Gatto, Menna, Bartoli, Schirolli, Sermidi.
Della sua pittura hanno scritto Giovanna Barbero, Francesco Bartoli, Gianmaria Erbesato, Albino Galvano, Alfredo Gianolio, Renzo Margonari, Filiberto Menna, Giorgio Seveso, Miklos N.Varga.
Domenico Gentile vive ad Asola (Mantova).

