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Mostra di Luigi Di Sarro - MAM

    ( MAM)

COMUNICATO_STAMPA_Di_Sarro.pdf 

Data:   10/04/2010

 

 

 

Sabato 10 aprile 2010 ore 17,30

MAM - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea

Gazoldo degli Ippoliti

 

Inaugurazione della mostra

BIENNALE FOTOGRAFICA POSTUMIA

Luigi Di Sarro

Confini e oltre

 Mostra a cura di Antonella Gandini

Testo in catalogo di Renzo Margonari

 

Riserviamo al concetto di creazione artistica un’attenzione che investe come non mai la fotografia.
La visione fotografica sembra porre in evidenza, più esplicitamente di qualsiasi altra forma espressiva, il carattere contraddittorio del rapporto fondante la fotografia stessa: la realtà e la sua rappresentazione.
La tecnologia mediatica, assecondando esperienze artistiche che si sono avvalse dell’ibridazione dei linguaggi ha stabilito una mutevole relazione fra la realtà referente e la sua trasformazione, rendendo spesso irriconoscibili gli aspetti peculiari dell’una e dell’altra.
Come per le precedenti edizioni, la Biennale Fotografica Postumia si prefigge di indagare gli aspetti più rilevanti del dibattito artistico contemporaneo, cercando autori che maggiormente si sono distinti per l’attenzione posta alla decodificazione della realtà, interessati ad  individuarne  le “zone d’ombra”, i mutamenti e gli incerti esiti, piuttosto che i percorsi più famigliari ed accertati.   
Fra gli artisti che, in tempi non sospetti, si sono interessati a queste problematiche, si evidenzia Luigi Di Sarro di cui, in questa occasione, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti, propone  uno spaccato storico significativo.
E’ un doveroso riconoscimento quello che dobbiamo all’artista Di Sarro, anticipatore negli anni Settanta, di talune esperienze fotografiche volte ad interrogarsi sul senso implicito dell’operazione artistica. Egli ha mostrato nei suoi lavori un’attenzione sistematica per le trasformazioni progressive del linguaggio che coinvolgono i soggetti stessi dell’azione fotografica attraverso un approccio significativamente performativo.
 Il corpo e il movimento sono i veri protagonisti dell’opera anche pittorica e scultorea di questo autore  che si è impegnato in differenti  campi espressivi.
Luigi Di Sarro delinea un percorso dall’interno, misurandosi con le potenzialità introspettive della fotografia, e sfidando il mezzo sull’imprevedibile esito dell’immagine. Usando il supporto fotosensibile per destrutturare la realtà e operando attraverso presupposti astrattivi, l’artista ha utilizzato la fotografia come mezzo idoneo ad indagarne aspetti inconsueti, principalmente l’azione e il segno.
Com’è avvenuto per la pittura, così per la  fotografia, l’indagine artistica attuale,  sottoposta a incessanti sollecitazioni, si è  interrogata sulle proprie modalità espressive rendendone espliciti  i passaggi e le progressive trasformazioni, ma è ormai accettato che il  dibattito nato intorno ai generi dell’arte  riguardi la “qualità” artistica solo indirettamente. Chi ha saputo utilizzare i generi dell’arte senza perdere di vista lo scopo ultimo ha mostrato la ricchezza e la versatilità della propria cultura oltre che uno spiccato senso della ricerca.
A ben vedere la consapevolezza di considerare una realtà mutevole e ben poco addomesticabile è stata come una sfida per alcuni artisti, fra i quali credo di poter indicare Luigi Di Sarro che pur nella sua breve carriera ha saggiato con curiosità, ma anche profonda consapevolezza, le innumerevoli potenzialità della materia.
 Antonella Gandini

Correndo verso un orizzonte ignoto
di Renzo Margonari

 Una messe di studi e acuti commentari sono stati dedicati all’opera estetica di Luigi Di Sarro, in apparenza tali da esaurire ogni ulteriore indagine critica se non aggiornando o ripetendo concetti già espressi. Ciò conferma autorevolmente l’eccellenza dell’artista e della sua vasta ricerca caratterizzata da una sorta d’inestinguibile bulimia culturale che lo ha indotto ad approfondire ogni possibilità espressiva, tanto da rendere arduo ogni tentativo di sistemazione ordinativa. I suoi interessi figurativi comprendono il disegno, l’incisione, la scultura, la fotografia ed altre espressività intermedie, ognuna delle quali sviluppa un percorso interno. Sentiamo, dunque, come una mutilazione l’improvvisa sospensione della sua ricerca, tanto più vedendola contrassegnata da un’energia vitalistica che la sospingeva, avanzante, per ogni settore. Resta, però, da commentare con maggiore attenzione l’aspetto ideologico del suo eclettismo, praticato durante una fase nello sviluppo estetico dell’arte italiana in cui, accanto a un’evidente inquietudine innovativa, si raccomandava la ripetizione dell’icona raggiunta, affermandola come stile riconoscibile dell’autore. Se consideriamo complessivamente il senso della sua arte, vediamo che l’eclettismo corrisponde a una imperterrita ricerca di libertà dalle norme e dai rituali imposti dalle consuetudini. Non fu, a mio parere , una scelta istintiva ma una soppesata delibera, intuendo che se avesse  sopportato i condizionamenti estetici che gli artisti monodici subiscono indifferentemente, non solo avrebbe dovuto rallentare il passo ma rinunciare al principio di libertà scientifica che determina ogni progresso nell’arte.
  Ignoriamo se Di Sarro non  abbia voluto ottemperare, oppure sia stato impedito dalla improvvisa disgraziata violenza che troppo presto gli tolse la vita. Deprechiamo la perdita, immaginando quale sarebbe stato il suo contributo artistico, valutando la passionalità, quasi un furore creativo, con cui affrontava e rinnovava l’indagine sui mezzi e i linguaggi propri, spesso ibridati tra loro o con altri, in una proliferazione di modi anche arruffata, ma vitale, di possibilità espressive. I suoi studi, sostenuti con alcuni dei più brillanti docenti del tempo, e la naturale predisposizione creativa rafforzata da una diuturna pratica del disegno, lo hanno radicato profondamente nella storia dell’arte classica e delle avanguardie del XX secolo, Da qui, probabilmente, derivano le sue speculazioni fotografiche sull’immagine del corpo umano. E’ certo, tuttavia, che fosse un artista controcorrente, spinto all’avanguardia da una curiosità insaziabile che dava carattere a pressanti sondaggi di materiali e idee che via via lo interessavano, sperimentando ogni giorno nuove possibilità, iniziando a svolgere un nuovo ciclo, tentando accostamenti talvolta impraticabili, tralasciando sviluppi già avviati per affrontare altre avventure di pensiero. Rinnovamenti quotidiani, senza curarsi di attribuire al suo lavoro una coerenza, una metodologia, di avviare una filogenesi evolutiva. Al contrario, considerando l’insieme del suo lavoro, sembra che la vera coerenza consista nella incompatibilità relativa tra i cicli di ricerche svolte nei vari campi, quanto lascia supporre la buona probabilità che Di Sarro sarebbe presto pervenuto a posizioni in linea con le idee di Beuys o Kounellis: ma sappiamo quanto sia criticamente improprio formulare supposizioni di questo genere, anche se ne siamo vivamente tentati. Ci induce la considerazione della sua appassionata condivisione delle manifestazione avanguardistiche nel decennio forse più creativo dell’arte romana del dopoguerra. C’è il rischio, già percepito, che la vastità dei suoi interessi finisca per oscurare alcune risultanze favorendone altre, come solitamente accade, a partire dal Rinascimento, per gli artisti capaci in vari campi. Un esploratore incamminato verso orizzonti ignoti.
  All’interno di questa valutazione, credo che la Fotografia avrebbe svolto un ruolo determinante, poiché trovo le tracce di tale possibilità nell’opera svolta e verificando come svolgesse il suo sperimentalismo fotografico all’interno di ogni variante ciclica, saggiando le varie espressioni che suddividono la fotografia tra sperimentazione formale o verifica morfologica e tautologica dei materiali stessi, al fotoreportage, al fotocollage, fotomontaggio, senza fotocamera, indiretta, e molti altri modi, nel bianco e nero come nelle tecniche speciali di stampa a colori. Foto d’artista -naturalmente- frutto di un pensiero specifico fotografico, reso evoluto e consapevole dal sostegno delle sperimentazioni condotte parallelamente negli altri campi, soprattutto nel Disegno, talché  pare giusto precisare che pure i molti aspetti della sua proteiforme attività fotografica basano su una struttura e un  progetto premeditato, con riflessioni fondamentali circa le proprietà del linguaggio specifico. Di Sarro, dunque, è “anche” un fotografo vero, profondamente radicato ai principi fondanti di quest’arte, all’etica specifica, ma sperimentatore e operando controcorrente, oppure a lato delle idee estetiche correnti, talché sembra difficile proporre confronti forse distanti, anche se  indirette similitudini con Ugo Mulas. Così come le prove nel campo della Poesia Visuale potrebbero avere innescato, nell’ambito fotografico, operazioni affini alle auto ibridazioni proliferanti di Jiri Kolàr. Rispondiamo al suo libero nomadismo estetico chiedendo dove sia il punto congiuntivo tra le varie ipotesi operative apparentemente diacroniche. Dobbiamo riconoscere, allora, che servirebbe una ricostruzione cronologica a seguire il filo del suo erratico operare con la fotocamera, a vedere come le sue esplorazioni portate all’interno della fotografia corrispondano alle contemporanee istanze poste negli altri campi figurativi, e pure alla sua personale evoluzione filosofica ed esistenziale. Per non essere generici, allora, dovremmo  disporre di un ampio spazio, in questa occasione, elaborando l’opportuno approfondimento, come in parte è stato fatto egregiamente in varie pubblicazioni autorevoli, se non altro relativamente al lavoro che Di Sarro ha svolto nell’ambito fotografico, giacché la coerenza interna al suo percorso si rinnova a ritmo serrato, tempi stretti, successioni rapide, aprendo sfoci divergenti e persino contradditori -come avviene parallelamente nella sua opera fotografica- ma tutti improntati all’indifferenza per la moda e i modi omologati, al tentativo di far avanzare il linguaggio estetico. Non mi trattengo dal pensare che una sorta di preveggenza lo spingesse a bruciare le tappe, a rincorrere e spesso a precedere l’avanguardia. E’ un artista complesso: dunque, è altrettanto difficile riassumere. Antisistematico, sempre proteso oltre l’ovvio e il risaputo, tentando verso l’insurrezione rispetto al risaputo, e pure se talvolta l’azzardo va oltre il possesso di una tecnica adeguata, pure quando è ingenuo, è sempre schierato radicalmente sulla prima linea del fronte avanguardistico, giusto per provarsi a rinnovare, ignorando il dejà-vu, abolendo ogni opportunismo. L’insieme dei suoi scatti è un altare alla libertà da ogni dogmatismo. Perciò ritengo che sia improprio commentare le eventuali e non sempre dimostrabili desinenze citazionische che secondo me sono imputabili a momentanee consonanze d’intenti con autori che in quel momento seguivano la stessa rotta e qualche volta precedevano: infatti, queste similitudini sono presto interrotte e non più riprese. Di Sarro corre solo, e cambia direzione al proprio percorso in continuazione. Si spiazza ed è spiazzante: mette in atto una metodica mancanza di metodo. Autocritico, perennemente insoddisfatto, inconcluso ma non inconcludente, senza soddisfare alcuna delle infinite curiosità che lo spingono ad affrontare una multiforme analisi dei problemi quali figurazione-astrazione, colore-bianco e nero, istantanea-posa, pittura-fotografia, innovazione tecnica nella ripresa, nella stampa, e via di seguito. Così come nella vita umana il coraggioso non è colui che ignora la paura, bensì chi la vince, allo stesso modo Luigi Di Sarro, benché il suo messaggio totale sia tronco, ha ugualmente saputo insegnare che l’arte si manifesta in modi infiniti; che non esistono linguaggi preferibili né vi sono cesure o intervalli nel suo spiegarsi alle varie epoche, purché gli artisti sappiano essere liberi dai limiti dell’arte stessa, libertà che è insita nell’arte.     

Nota biografica
Luigi Di Sarro nasce nel 1941 a Lamezia Terme. Nel ‘42 la famiglia si trasferisce a Roma dove Luigi è vissuto ed ha lavorato.
Una precoce spiccata inclinazione artistica lo porta a frequentare dal ’56 lo studio di Carlo Alberto Petrucci e la Calcografia. Dopo gli studi classici coltiva sia gli interessi artistici che quelli scientifici. Si laurea in Medicina all’Università di Roma nel ’67.
Nel ‘68 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma dove segue i corsi di Emilio Greco (scultura), Franco Gentilini (pittura), Lino Bianchi Barriviera e Mino Maccari (incisione), Antonio Del Guercio e Enrico Crispolti (storia dell’arte), diplomandosi nel ‘72.
Nel ‘73 si iscrive al 3° anno della Facoltà di Matematica e Fisica all’Università di Roma, frequentando tra i vari corsi quello di Algebra astratta tenuto da Lucio Lombardo Radice.
Consegue l’Abilitazione all’insegnamento di Anatomia Artistica e di Discipline Pittoriche. Dopo aver insegnato al 2° Liceo Artistico di Roma, ottiene la cattedra di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Macerata e nel ’78 all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Dal ’60 viaggia molto in Europa; nel ‘71 a New York frequenta l’Art Students League di Manhattan, perfezionandosi nella tecnica litografica; nel ’75 durante un soggiorno di studio a Tokyo realizza alcune serigrafie con la collaborazione tecnica di Shigheo Yamaguchi.
Nel ‘76 per il Corso d’aggiornamento di disegno, istituito dal Ministero P.I., tiene un seminario sul tema “Rapporti fra arte e scienza e problemi didattici”.
E’ invitato a intervenire sulla Fenomenologia dell’Arte e della Scienza nella puntata “Cogliere la vita” del programma televisivo “Occhi mani e fantasia”, RAI 1976.
Nel ’77 partecipa al Gruppo-laboratorio della Calcografia Nazionale diretta da Carlo Bertelli.
Nel ’78 apre al pubblico il suo studio d’arte di Roma che denomina: “MICRON/Studio d’Arte Sperimentale/Foto-Sign-Movement-Sound”.
Muore improvvisamente a Roma il 24 febbraio 1979, ucciso per un fatale equivoco nel clima teso degli anni di piombo e dell’entrata in vigore della Legge Reale.

Hanno scritto di lui:
M. Bandini, M. Bentivoglio, C. Bertelli, A. Biancofiore, E. Bonessio di Terzet, A. Capasso, E. Crispolti, M. de Candia, F. Di Castro, G. Di Genova, E. Ercoli, P. Ferri, L.P. Finizio, G. Frazzetto, G. Gatt, G. Gigliotti, A. Ginesi, F. Gualdoni, D. Guzzi, L. Mango, L. Marziano, A. Masi, F. Menna, M. Miraglia, G. Nonveiller, E. Pontiggia, A. Ponzio, A. Rorro, T. Sicoli, R. Siena, G. Simongini, C. Strano, B. Tosi, F. Vincitorio, I. Zannier, F. Zoccoli …

Collezioni:
Centre Pompidou, Parigi; Istituto Italiano di Cultura, Tokyo; Musée 2000, Lussemburgo;
Calcografia Nazionale, Roma; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Galleria Comunale, Roma; MIFAV, Roma; Museo Palazzo Braschi, Roma;
Buttafavarte, Cassano Magnago-VA; Centro L. Pecci, Prato; Civica Raccolta del Disegno, Salò; Galleria Civica, Montedoro; Galleria Civica, Termoli; MAGa, Gallarate; MAGI ‘900, Pieve di Cento-BO; MAON, Rende-CS; Pinacoteca, Macerata; Pinacoteca, Trapani; collezioni private.




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Luigi Di Sarro